Benzina Italia: a dicembre 2012 crollo dei consumi, cosa aspettarci?

L’Italia è un Paese in crisi, ma il settore carburante lo è ancora di più: a dicembre 2012 infatti il consumo di benzina e diesel nel Bel Paese è praticamente crollato a causa della pressione fiscale sui veicoli in primis e delle accise. Cosa aspettarci da uno scenario così disastroso, per certi versi anzi agghiacciante? I dati che testimoniamo il calo del consumo di carburante sono stati forniti dal sindacato dei gestori “Figisc”, il quale ci ha messo dinanzi ad uno scenario di questo tipo: a dicembre 2012 il crollo dei consumi s’è aggirato al 12,04% rispetto al dicembre 2011, con un “surplus” di 452 milioni di litri.

Non meno preoccupante il crollo dei consumi di carburante in tutto il 2012: si parla di un calo annuale del 9,26% rispetto al 2011, con volumi minori pari a 4,169 miliardi di litri. La situazione dunque appare ben delineata, e richiede sicuramente un cambio di rotta. Si pensi infatti che dal 2007 al 2012, i consumi di benzina sono diminuiti di 3,905 miliardi di litri (se ne sono consumati sono 12,453!) e di 23,87 punti percentuali. Non troppo diversa, ma leggermente più rassicurante la situazione per il gasolio: da 31,492 miliardi di litri “consumati”, s’è passati a 28, 387 litri, con 9,86 punti percentuali.

In generale quindi la benzina, nel 2012, è aumentata del 16% ed il costo al km è aumentato dell’ 11,3%. Conseguenze? un sempre minore utilizzo di mezzi privati, che s’è tradotto anche in un crollo dello stesso mercato delle autovetture e delle motociclette. Cosa aspettarci dunque nel futuro? bè, non c’è da essere ottimisti, dal momento che l’Italia si piazza al secondo posto nella classifica delle accise più alte in Europa (preceduta solo dall’Olanda per la benzina e dall’Inghilterra per il diesel). Il problema è che con delle accise così alte, i consumatori si attenderebbero anche dei migliori servizi da parte dello Stato. Invece, sappiamo, non è e soprattutto non sarà così: la crisi anzi, secondo gli esperti, finirà per mordere ancora di più, e non solo i consumatori, ma anche gli stessi distributori, molti dei quali saranno costretti a chiudere. Ed il “fallimento”, putroppo, è quasi assicurato per quei gestori che hanno pompe di benzina al confine: va sempre più “di moda” infatti fare il pieno oltre-frontiera. Questo andazzo sicuramente nuoce ai gestori italiani, ma in tempi così, come dare torto a noi contribuenti?

 

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